Dall’Ad blocking nascono nuove opportunità per il content marketing

La pubblicità è l’anima del commercio è quello che ci hanno sempre detto. E probabilmente nemmeno a torto, almeno fino a quando si parlava di pubblicità tradizionale. Tuttavia da quando il mondo digital è entrato prepotentemente a far parte delle nostre vite, la pubblicità più che convincere e persuadere ci infastidisce. Aperture di pop-up e banner improvvisi che interrompono la fruizione e la lettura di un contenuto o di un immagine hanno determinato negli anni il ricorso ai servizi di ad blocking, talvolta direttamente installati by default nei browser e nei dispositivi mobile

Recenti dati raccolti sul tema dell’ad blocking mettono in luce un fenomeno in forte ascesa. Nel corso del 2015, a livello globale, il numero di utilizzatori di ad blocking è cresciuto del 41%.

Ad blocking

Fonte: Pagefair and Adobe

Un focus a livello Europeo evidenzia che il fenomeno è molto diffuso anche in Italia. In particolar modo la popolazione che dichiara di aver fatto ricorso a sistemi di blocco delle inserzioni pubblicitarie ricade tra i 25 e i 44 anni, con una concentrazione massima tra i Millennials. Di conseguenza non c’è da stupirsi se le installazioni di questi software sono maggiori sui dispositivi mobili dei quali i più giovani non possono più fare a meno e dai quali soddisfano i lori interessi soprattutto attraverso le app.

Il nuovo Apple iOS9 consente il blocco degli annunci per la versione mobile del suo browser Safari mentre, per quanto riguarda la navigazione da desktop, Firefox, Chrome, Safari e Internet Explorer offrono da tempo la possibilità di installare plug-in aggiuntivi che permettono di gestire le modalità di visualizzazione degli oggetti che appaiono sul web.
Il 38% degli utenti ha utilizzato tool di ad blocking per desktop nell’ultimo trimestre del 2015. Stesse sorti anche per gli utenti mobile che da soli generano il 40% del traffico internet. Tuttavia il bilancio, in quest’ultimo caso, appare più serio in quanto i dispositivi iOS bloccano nativamente l’adv. Il grafico che segue mostra chiaramente come il traffico internet generato dal mobile sia aumentato sensibilmente a partire dalla metà del 2015 con tutte le relative conseguenze in termini di ad blocking for mobile.

trend

L’ad blocking sta dunque rivoluzionando il modo di fare pubblicità? Senza dubbio inserzionisti e aziende hanno individuato nuove strade da percorrere e tra queste c’è il native advertising. Precisiamo che non si tratta soltanto di un travestimento della pubblicità ma di un modo completamente diverso di trasmettere un messaggio.

Se ciò che infastidisce un utente è l’interruzione durante la fruizione del contenuto, allora è necessario trovare un contenuto che al suo interno sia in grado di ospitare un messaggio pubblicitario in linea con gli interessi e le query di ricerca dell’utente stesso. Con la native advertising la sponsorizzazione è nativa appunto, non infastidisce né interrompe, ma al contrario esaudisce un desiderio o fornisce una risposta alle domande delle audience di riferimento.

I contenuti sono customizzati e di valore e questo coinvolge ed emoziona l’utente che si ricorderà di quel brand, dei suoi valori e probabilmente vi si affiderà per i prossimi acquisti.

 

E qui nasce l’opportunità per il content marketing, anche non necessariamente native, e per le digital pr.

Un contenuto di valore basato sull’analisi degli interessi degli utenti può esserlo ancora di più se diffuso attraverso una rete di influencer di settore che grazie alla propria “influenza” e visibilità sono in grado di farsi sostenitori di un brand di fronte ad utenze numerose, attente e ricettive. Si tratta di una adv di valore, un’informazione non invasiva, una visibilità di brand amplificata e di ampia portata, capace di catturare, emozionare, influenzare solo attraverso un’immagine o un contenuto.

 

I dati dimostrano che nonostante l’ad blocking gli investimenti in advertising non diminuiscono ma cambiano forma, scelgono nuovi o evoluti canali di comunicazione. La libera fruizione del contenuto online e una piacevole user experience è una priorità che gli inserzionisti non devono mai perdere di vista. Formati pubblicitari non invasivi, seppur tradizionali, sono ormai uno strada obbligata. Tuttavia, da soli non bastano più: sponsorizzazioni native, branded content e contenuti di qualità condivisi da influencer e ambassador, completamente full-responsive per il massimo della fruibilità, sono la via maestra da seguire per oltrepassare la frontiera disegnata dall’ad blocking.


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Alcune testimonianze


“I traguardi raggiunti insieme a Mamadigital ci rendono soddisfatti sia per gli importanti riscontri in termini di aumento delle richieste di adozioni a distanza, sia per la grande sintonia sviluppata con il Team dell’agenzia, aspetto tutt’altro che secondario nell’ottica dei risultati”

Francesca Monteduro
Marketing & Fundraising officer di ActionAid Italia