Come abbassare il bounce rate con una strategia di content marketing.

Bounce Rate

 

Content marketing non è soltanto sinonimo di produzione di contenuti. Fare content marketing è molto di più. La cura e la gestione di un’area editoriale all’interno di un sito web è parte di una strategia digitale integrata, capace di coinvolgere molteplici aspetti che, tutti insieme, sono in grado di produrre importanti risultati.

L’usabilità di un sito, la fruibilità da ogni device, il layout, la struttura e l’organizzazione delle pagine e dei contenuti sono aspetti rilevanti che vanno tenuti in considerazione dagli addetti del settore. La tecnologia mette a disposizione numerosi strumenti e test di valutazione delle performance di un sito web e dei suoi contenuti (Click Map, Browser Scroll Map, Form Analysis, ecc…) che possono fornire informazioni preziose sul comportamento di navigazione delle audience e quindi suggerire possibile aree di miglioramento.

Cosa cattura l’attenzione dell’utente? Quanto tempo si sofferma su una pagina o su un contenuto? Quali sono le aree del sito o i link che ricevono più click? Perché si abbandona un contenuto o addirittura il sito stesso? Tra i tool di base gratuiti offerti da Big G, Google Analytics può dare già molte risposte. Il bounce rate ad esempio, cioè la percentuale di sessioni di una sola pagina (ovvero le sessioni in cui gli utenti abbandonano il sito dalla pagina da cui sono entrati, senza interagirvi) può essere un indicatore di valutazione da cui trarre spunto per nuove implementazioni o modifiche. Relativamente ad un’area editoriale la frequenza di rimbalzo deve essere sempre valutata di pari passo con il tempo medio di ciascuna sessione. Un bounce rate del 100% su uno specifico contenuto può voler dire due cose: 1) gli utenti non hanno trovato le informazioni richieste in quella pagina e sono usciti; 2) l’utente ha letto il contenuto, trovato l’informazione e quindi è uscito.

Un’area editoriale rispetto al sito in generale può manifestare, data la sua natura, un bounce rate più elevato che di media raggiunge il 70-75%, se si considera il solo traffico organico. Esistono una serie di strategie content che si possono adottare per ridurre questo indicatore e migliorare quindi le performance? Certo che sì, eccone alcune.

  • Utilizzo di link semanticamente correlati, meglio se inseriti all’inizio del testo. Non basta inserire dei link all’interno di un testo per far in modo che un utente ci clicchi. Inserirli all’inizio, tra le prime frasi è una strategia che permette di catturare prima l’attenzione del lettore. Se poi il link è in tema o strettamente correlato al tema del post, il click è assicurato.
  • Fornire all’utente molteplici percorsi di navigazione. Ad esempio, in un travel blog può essere utile inserire percorsi di navigazione che si comportano come tag. Oltre alle solite categorie del blog (cosa fare, dove dormire, eventi, attrazioni) è utile inserire delle aree tematiche (escursioni, sport, cultura) che possono soddisfare quegli utenti alla ricerca di una vacanza a tema.
  • Valorizzare H2 e H3. Un bel titolo cattura un utente dalle pagine dei risultati dei Motori di ricerca, ma come possiamo invogliarlo alla lettura? Un contenuto ben strutturato, diviso in paragrafi anche grazie all’aiuto di H2 e H3 cattura l’attenzione molto più di un contenuto che non ha un buon layout e si legge con estrema facilità.
  • Inserimenti multimediali. Gallery fotografiche e brevi video rappresentano un plus in termini di utilità e fruizione del contenuto. Da non sottovalutare anche l’inserimento di infografiche e white paper dal contenuto interessante e capace di veicolare messaggi pertinenti e condivisibili anche sui canali social.
  • Contenuto mobile-friendly. Nell’era del mobile, in cui i dati dimostrano che ogni giorno quasi 18 milioni di utenti unici navigano da smartphone e tablet, contro meno di 13 milioni che navigano da desktop, i contenuti vanno prodotti pensando alla fruibilità degli stessi da dispositivi mobili. Dimensione del carattere, font utilizzato e impaginazione sono aspetti che non andrebbero sottovalutati.

Implementando questa serie di accorgimenti all’interno di un’area editoriale è possibile abbassare del 10-15% il bounce rate.

È bene precisare che la frequenza di rimbalzo è solo una delle tante metriche di analisi che Google Analytics è in grado di fornire. Incrociando tale misura con altre (ad esempio le sorgenti di traffico, il numero di pagine visitate, ecc…) è possibile ottenere un quadro più chiaro delle performance editoriali migliorabili anche attraverso interventi di Conversion Rate Optimization più strutturati, legati proprio al layout e alla disposizione degli elementi all’interno delle pagine di un sito web.


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Yigit Evren Aktekin
Ecommerce Manager, Terranova