La sfida tra il native advertising e il banner

Native vs banner

Quante volte vi sarà capitato di imbattervi nella pubblicità proprio mentre stavate leggendo un articolo per voi interessante? Di sicuro molte, forse troppe, e in alcune di quelle occasioni avrete probabilmente chiuso il contenuto a favore di un altro, a discapito sia dell’editore sia del brand che veicolava il suo messaggio pubblicitario. Un rischio, questo, che andrebbe assolutamente evitato.

Proprio per questa ragione da qualche tempo è iniziata una vera e propria sfida tra il banner pubblicitario ed il native advertising. Il secondo, che spesso si lega ad una studiata strategia di Seo Content Marketing, ha pian piano sorpassato il primo, dimostrando la sua efficacia empiricamente. Circa il 52% degli utenti, infatti, non vede i banner e il 50% dei click sono accidentali. Al contrario il native adv risulta più credibile ed aumenta del 52% la sua capacità di attrarre l’attenzione delle audience.

Alle aziende che operano nel settore digital, da sempre è nota l’importanza di avere un blog o comunque una serie strutturata o organizzata di contenuti al fine di sostenere le vendite e quindi i profitti dei propri clienti. Grazie al content marketing è infatti possibile aumentare la visibilità e quindi l’awareness di un brand e al contempo fornire all’utenza interessata un contenuto di qualità, dall’elevato valore aggiunto. Si tratta dunque di un doppio intento che viene assolto grazie ad un unico contenuto. Un banner è in grado di fare altrettanto? La risposta è ovvia e la conseguenza è stata la nascita del native advertising: contenuti sponsorizzati veicolati in selezionati ambienti editoriali con il preciso scopo di intercettare audience in target. A differenza della pubblicità tradizionale che ha il solo scopo di distrarre l’utente o il lettore dal contenuto, il native ha il preciso compito di inserire e confondere la pubblicità all’interno del contesto. La vera forza della pubblicità nativa risiede nella capacità di diventare parte del contenuto stesso, assumendone la forma, e intrattenere il lettore.

Le ultime statistiche sul tema dimostrano che l’83% delle aziende B2B hanno adottato una strategia di content marketing aumentando la produzione di articoli proprio nel corso del 2014, facendo fronte a questa nuova esigenza manifestata dal target di riferimento: poter essere aggiornati attraverso contenuti di valore e inconsapevolmente destinatari di un messaggio pubblicitario, senza essere interrotti durante la fruizione di un editoriale. Chi una strategia content l’aveva già adottata, è passato all’uso massiccio del native proprio al fine di potenziare l’efficacia editoriale di un blog o di un magazine attraverso la sponsorizzazione. Del resto agli utenti non interessa se quel contenuto sia a pagamento oppure no: ciò che conta è la soddisfazione delle proprie esigenze e quindi il raggiungimento di una user experience capace di dare maggior valore alla navigazione.

Di fronte a tale tendenza non resta che sottolineare quanto i contenuti, meglio se ottimizzati, siano capaci di portare traffico ad un sito web, potenziando al contempo la visibilità del brand e la fiducia degli utenti nello stesso. Non solo, il ritorno sull’investimento attraverso il native advertising è quattro volte superiore a quello che si può ottenere attraverso il banner pubblicitario tradizionale.

 

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Davide Torrisi
Web Marketing Coordinator, Bocconi