Google News VS Spagna. Tutela del copyright o censura?

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La recente notizia della chiusura di Google News in Spagna a partire dallo scorso 16 dicembre ha creato non poco scompiglio nell’ambiente dell’editoria digitale.

L’approvazione della legge spagnola sulla proprietà intellettuale, causa del precedente, obbligherebbe infatti il colosso, a partire dal 1° gennaio, a pagare una determinata cifra agli editori spagnoli per il diritto d’autore (Google tax), al fine di pubblicare anche un semplice estratto delle news che appaiono sulle loro testate. Un compromesso che Big G non è disposto ad accettare. Il governo parla di una mossa necessaria per proteggere la stampa e il copyright: ma è veramente così? La stampa viene tutelata davvero in questo modo o si rischia di trascinare per la prima volta un paese europeo in una situazione di censura?

A nulla sono serviti i tentativi da parte degli editori, prima d’accordo con il governo, di convincerlo a fare marcia indietro. Il dato è tratto: le news pubblicate dai siti delle testate spagnole non appaiono più su Google News nel Paese, sostituite da un messaggio che spiega i motivi per i quali la pagina non è disponibile. Il braccio di ferro tra Big G e il governo spagnolo si è quindi risolto in una contromisura che penalizza, e non poco, Madrid, “disconnessa” dalla libertà digitale.

Eppure la diatriba tra diritto d’autore e diritto ad Internet non riguarda solo la Spagna ma è una questione da tempo al centro dei pensieri, e in molti casi delle iniziative, degli editori di tutta Europa. Se è vero, infatti, che il web è stato riconosciuto dall’ONU un diritto umano essenziale per la conoscenza, è vero anche che la tutela del diritto d’autore è da sempre uno dei capisaldi dell’editoria mondiale e che, in passato, ha portato altri paesi europei a scagliarsi contro l’egemonia di Big G.

Il secondo caso più recente è quello della Germania, nel 2013, che si era risolto con la ritirata tedesca. E ancor prima si ricordano le battaglie portate avanti da Francia e Belgio, dove a seguito di “dichiarazioni di guerra” e successivi accordi tra Google ed editoria per il sostento di quest’ultima, il diritto ad Internet è stato salvaguardato.

Google, del resto, continua ad avere il coltello dalla parte del manico visto che uno stop del suo servizio News può provocare un critico crollo del traffico ai siti, con conseguente perdita di introiti e investimenti pubblicitari.

E poi, infondo, il servizio offerto da Google (e da tutti gli altri Motori di ricerca) viola davvero il copyright? O, di fatto, amplifica la visibilità dei contenuti d’autore? Forse è su questo che occorrerebbe riflettere prima di prendere provvedimenti che possono rivelarsi controproducenti.


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