Protocollo HTTPS nuovo fattore di ranking: la nostra opinione

GoogleEra il 6 agosto quando Google annunciava che l’uso del protocollo HTTPS sarebbe stato computato nel calcolo del ranking di un sito come un “segnale molto leggero”, che avrebbe inciso su meno dell’1% di query globali.

Da allora, come spesso accade, si sono scatenate centinaia di speculazioni e, da segnale “molto leggero”, da più parti si è presto passati a ritenere l’uso dell’HTTPS un fattore di ranking di cui non si può fare a meno.

Sono così fioccate guide su come migrare siti raggiungibili, test poco ortodossi sull’incidenza del cambio di protocollo e mere riverberazioni della notizia senza valore aggiunto.
Calmatesi le acque, cerchiamo di indagare su motivi e conseguenze, a nostro parere, della comunicazione di Google.

In primis c’è da chiedersi perché Google, sempre restio a svelare quali siano i criteri con cui posiziona un sito, abbia comunicato apertamente la preferenza verso l’HTTPS. Usiamo preferenza non a caso perché quanto stanno tentando di fare a Mountain View pare essere modellare il web secondo il loro proprio gradimento, come già era accaduto in passato con la page speed.

Brin, Page e compagnia hanno sempre dimostrato di essere ossessionati dalla velocità e nel 2010 lanciano una suite di verifica delle performance e dichiarato che la velocità di caricamento potrebbe essere computata come “leggero segnale di ranking”.
Il risultato netto è che gran parte dei webmaster investono risorse per rendere i propri siti più rapidi. Questo porta a un miglioramento dell’esperienza utente (risultato di per sé apprezzabile) e in generale a un web più veloce (e meno oneroso da indicizzare) che è sempre stato l’obiettivo di Google. Cambiamenti sul ranking per aver ridotto di un secondo il tempo di caricamento? Zero o minimi.

Oggi, a distanza di quattro anni, sembra stia accadendo la stessa cosa: Google vuole un web più sicuro e solletica i webmaster con la prospettiva di una migliore valutazione del proprio sito. E quello che probabilmente accadrà sarà l’adozione da parte di molti del protocollo HTTPS.
Ma quali saranno le conseguenze? Probabilmente nessuna: come già è stato per la page speed, l’uso dell’HTTPS smetterà di essere un segnale (sempre che lo sia) nel momento in cui accomunerà la maggioranza dei siti. Se non c’è nessuna differenza non può esserci nessun maggior merito, ovviamente.

Vale quindi la pena investire per dotarsi di un certificato SSL? La risposta, secondo noi, è che se l’obiettivo è il ranking, su Google sono decisamente altre le aree di miglioramento da individuare sul proprio sito e su cui lavorare.
Dotarsi di un certificato SSL migliorerà la sicurezza ma non inciderà sul ranking quanto potrebbero fare altre ottimizzazioni. Senza contare che la migrazione da HTTP ad HTTPS può riservare sgradite sorprese se non correttamente gestita e portare a duplicazioni o addirittura a cali di posizione. Sarebbe una gran beffa se perseguendo l’obiettivo di migliorare il ranking si ottenesse l’effetto opposto nel caso si proceda senza un’opportuna assistenza SEO.

In definitiva, quindi, accogliamo la comunicazione di Google per quello che dice davvero: l’HTTPS può essere annoverato tra i tanti fattori di ranking (oltre 200) ma con bassissimo peso. Resta strategico e fondamentale invece dedicare le proprie energie ad attività con un ritorno più evidente: creare un’architettura search engine friendly e offrire contenuti di valore che portino quindi a citazioni spontanee.


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