Google sulle tracce dei link innaturali in Italia

Il 10 marzo l’head del webspam team di Google, Matt Cutts, ha risvegliato lo scenario SEO italiano con un tweet che recitava: “Qui c’è un remainder riguardo a link innaturali/pagati per l’italiano #suggerimento #suggerimento” (con link alle linee guida per i link innaturali e richieste di riconsiderazione). Poco prima lo stesso Cutts aveva fatto altrettanto per la Spagna.

Visto quanto accaduto da poco in Germania, con un link network bannato e una pesante penalizzazione per il noto brand di moda Hugo Boss, i tweet suonano molto come una campana a morto per chi nonostante i Penguin update e le penalizzazioni algoritmiche e manuali ha continuato a indulgere in tecniche di link building aggressive e manipolatorie, e pronosticare che presto possa accadere qualcosa di simile anche nel nostro paese non richiede particolari capacità divinatorie.

Del resto, negli ultimi anni abbiamo più volte avuto testimonianze di come il maglio di Mountain View si possa abbattere di colpo su siti piccoli e grandi, lasciandosi alle spalle macerie spesso difficili da ricostruire, soprattutto quando non ci si chiama Interflora (bannata l’anno scorso dai risultati di ricerca per link innaturali solo per qualche settimana, mentre solitamente ai piccoli brand uscire dalle penalizzazioni richiede mesi o anni). La possibilità di un giro di vite specifico nel nostro Paese è quindi quanto mai realistica.
Ma non è solo questo ad agitare il sonno di chi finora si è mosso dal lato sbagliato del confine: la percezione è infatti che le azioni punitive di Google arriveranno a breve e che quindi chi ha la coscienza poco pulita non avrà tempo di rimediare. Non che in realtà non ce ne sia stato modo: l’introduzione del Disavow tool è datata 2012 e c’è stato oltre un anno e mezzo a disposizione per disfarsi dei propri scheletri nell’armadio. Probabilmente sarebbe stato il caso di muoversi per tempo.

E ora cosa, quindi? Rispetto a quanto abbiamo più volte espresso, in realtà non cambia nulla, anzi. Per chi ha sempre operato in linea con i dettami di Google le strategie non cambiano.
In Mamadigital hanno un nome preciso: Digital Popularity, ovvero la traduzione SEO delle azioni di digital PR, che mirano allo stesso tempo a generare brand awareness e ad incrementare il numero di referenze esterne da parte di siti autorevoli.
La strategia si fonda sulla capacità di coinvolgere l’audience del brand attraverso azioni di digital pr integrate alle tecniche di link building per veicolare contenuti ottimizzati in ottica SEO sulle diverse piattaforme, anche social. L’incremento delle citazioni esterne da parte di siti di qualità si traduce in una migliore presenza del brand nei risultati di ricerca e in un aumento della sua popolarità in Rete.


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Alcune testimonianze


“I traguardi raggiunti insieme a Mamadigital ci rendono soddisfatti sia per gli importanti riscontri in termini di aumento delle richieste di adozioni a distanza, sia per la grande sintonia sviluppata con il Team dell’agenzia, aspetto tutt’altro che secondario nell’ottica dei risultati”

Francesca Monteduro
Marketing & Fundraising officer di ActionAid Italia