Il Facebook ROI cambierà (in negativo) l’approccio dei Brand al social network?

Come abbiamo già anticipato in un altro post, due settimane fa Facebook ha finalmente presentato il suo strumento per monitorare le conversioni. Si tratta di una novità importante perché fornisce finalmente un attesissimo e agognato Facebook ROI, soprattutto per gli advertiser. Come dire, ora è possibile conoscere “esattamente” il ritorno degli investimenti fatti sul social network. E quando si tratta di soldi…

È vero: fino ad ora non era possibile calcolare il ROI di Facebook. Pur tuttavia questo non ha impedito ai Brand e correlate agenzie di comunicazione di ottenere ottimi risultati grazie a strategia di marketing integrate e multicanale, che coinvolgessero intelligentemente e creativamente i social network, da Facebook a Pinterest. E si ottenevano comunque dei risultati “quatificabili”. Pensateci: la crescita dell’engagement? Si poteva controllare. Un miglioramento nel sentiment analysis? Idem. L’unica domanda a cui non era possibile rispondere era: io, Brand, quanto ci ho guadagnato in soldoni investendo su Facebook? No, a questa difficilmente si poteva rispondere, eppure era e rimane la più importante per il consiglio di amministrazione/investitori, fosse anche il presidente di una piccola media-industria.

Mentalità all’antica? No, più che altro umana, comune a molti tra dirigenti, commerciali, investitori. Ma chi si occupa di PR e marketing sa perfettamente che il ROI non è la metrica adeguata e migliore per valutare i social network. Come si può applicare una metrica oggettiva a un fenomeno soggettivo e sociale?

Purtroppo questo poco interessa ai già citati individui “all’antica”, che alla fine, vuoi o non vuoi, sono quelli che decidono. Il rischio? Che si tenda sempre più a concentrare tempo, impegno e investimenti lato Facebook sull’Adv, di cui si può conoscere l’esatto e monetario ROI, piuttosto che su campagne creative e innovative finalizzate a creare, rafforzare e migliorare una relazione con i fan, negando così la stessa natura e ragion d’essere di Facebook (anche se non penso che la cosa desti particolare preoccupazione o ansia a Mr Zuckenberger…) . D’altronde, perché investire soldi, tempo e risorse in una serie di attività che non offrono risultati certi, in termini economici, invece che in azioni che evidentemente hanno un ritorno d’investimento?

Va da sé che l’avvento del Facebook ROI non è di per sé una cosa negativa. Anzi, rappresenta certo un utile strumento integrativo per valutare delle campagne che devono mirare, però, in primis a migliorare l’engagement dei fan. L’importante, quindi, è che esso sia uno strumento complementare, non unico e definitivo nella definizione e realizzazione delle attività su Facebook.

Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza.


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Yigit Evren Aktekin
Ecommerce Manager, Terranova