Il Content è la priorità dei digital marketer, almeno per questo inizio 2013

Prendete un digital marketer e chiedetegli quale sarà l’area di intervento prioritaria nella sua strategia per questo 2013. La risposta? Il Content Marketing, ovvio. Insomma, non proprio. Un anno fa, sempre a gennaio, quando Ecoconsultancy ripropose il suo questionario trimestrale ai digital marketer (quali sono le tre aree che ritenete principali nella vostra strategia) a risultare primo in classifica fu, in realtà, il Social Media Engagement, quest’anno, invece, solo terzo.

Quindi, con il suo 39%, il Content Marketing ottiene il primo posto: un bel salto rispetto al 29% dell’anno scorso. Segue a rotta di collo il Convertion Rate Optimization. Niente di nuovo sotto il sole, viste le previsioni di crescita dell’e-commerce, soprattutto negli Stati Uniti (secondo Forrester raggiungerà quota 327 miliardi di dollari nel 2016).

 

Se guardiamo il grafico qui sopra, cosa risalta particolarmente alla vista? Beh, innanzitutto il crollo di interesse da parte dei marketer digitali verso alcune aree: il Content Optimization è passato dal 39 al 31 per cento, il Brand building e il Viral marketing dal 32 al 26%, il Video marketing, addirittura arranca di dieci punti percentuali mentre, e cosa che stupisce solo in parte, anche il Social media analytics fa molti passi indietro (dal 19 al 9%).

Perché il crollo della Content Optimization? Azzardiamo un’ipotesi. Con gli aggiornamenti degli algoritmi degli spider di Google, è evidente quanto i motori di ricerca siano tesi a individuare e premiare i contenuti di qualità, non evidentemente ottimizzati secondo tecniche SEO fino ad ora valide. Questo comporta che l’ottimizzazione di testi deve avvenire senza forzature, puntando sulla qualità del contenuto vero e proprio perché sempre di più le pagine web vengono giudicate sulla loro effettiva utilità per gli utenti, un’utilità che viene valutata anche attraverso la condivisione sui social e azioni simili. Inoltre non è tanto importante che un testo sia trovato nel web quanto che il testo sia approvato e apprezzato. Gli utenti sono sempre più smaliziati, leggendo un testo si rendono conto della natura puramente SEO di questo, motivo per cui escono dalla pagina e continuano la ricerca.

Altro dato che cattura l’attenzione è la retromarcia della Brand building. In un interessante articolo dal provocatorio titolo “Is Brand Loyalty Dying a Slow and Painful Death?” Steve Olenski su Socialmedia Today, si interroga sul fatto che la fedeltà al brand sia ormai morta e sepolta. Vuoi la crisi e le difficoltà economiche che impongono agli individui un ripensamento lato acquisti, vuoi che le campagne di brand loyalty puntano spesso a colpire un target “giovane” che non ha capacità di spesa, ma l’affiliazione al brand inizia (o è già in corso e non abbiamo il coraggio di dirlo a gran voce?) a mostrare le prime crepe.

Per ultimo, colpisce la riduttiva importanza che verrà data in questo 2013 al Social Media Analytics, come a dire: ci arrendiamo, non abbiamo la minima idea di come misurare i risultati o i fallimenti su questi cavolo di social media. Non mettiamo in dubbio che sia alquanto complicato stabilire delle unità di misura certe in questo ambito (di fatto, non esistono, a parte il recente strumento per il monitoraggio delle conversioni presentato da Facebook). D’altra parte, l’assenza di un’analisi approfondita sui social media, rappresenterà un grosso limite nella definizione e individuazione di un piano di comunicazione multicanale ottimale e orientato al risultato. In parole spicce, se non hai la minima idea di cosa hai fatto fino ad ora e se quello che hai fatto è buono o cattivo, come fai a progettare e organizzare il tuo lavoro per il futuro?

Ai digital marketer l’ardua sentenza. Non ci resta che aspettare il prossimo questionario di Econsultancy! E voi a quale area avreste dato la vostra priorità?


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Elena Quintarollo
Ecommerce Manager, Jeckerson