Google Knowledge Graph: risposte non risultati

Annunciato qualche giorno fa, abbiamo testato in questi giorni il Knowledge Graph di Google, al momento disponibile solo su Google.com, e il giudizio a riguardo – benché chiaramente non definitivo – è che abbia una certa utilità ma per adesso molto limitata.

Innanzitutto, cos’è Knowledge Graph? A primo impatto potrebbe sembrare un semplice “impacchettamento di informazioni” in una forma immediatamente fruibile. Cercando per esempio [Colosseo], in un box posto a destra dei risultati classici è posizionata la mappa, una foto un breve estratto da Wikipedia e dei dati sulla costruzione. Inoltre, sono presenti dei link che conducono ai risultati di ricerca per [Vespasiano] e [Tito]. Un ulteriore livello mostra ricerche correlate con tanto di thumbnail (Foro romano, Pantheon, eccetera…).
Per una ricerca di tipo informazionale, sicuramente si tratta di un set di informazioni utili e le ricerche complementari suggerite sono pertinenti.


L’utilizzo dell’espressione Knowledge Graph diviene poi più chiara quando si prova a effettuare una ricerca più ambigua come [Strauss]: in questo caso Google permette di restringere la ricerca a uno dei diversi personaggi famosi di nome Strauss, dimostrando di saper riconoscere “entità” diverse (anche se in realtà quello che fa è cambiare la query dell’utente, raffinandola). Things, not strings (Cose, non stringhe di caratteri), è in sintesi la definizione che Google dà di questa ultima novità e la sua introduzione è chiaramente nella direzione del dare all’utente non risultati, ma risposte. Se un utente vuole sapere quanto fa 2+2, ha senso dare direttamente il risultato piuttosto che rimandare a un sito che dia la stessa informazione. Allo stesso modo, se qualcuno vuole conoscere la data di nascita di Lady Gaga, questa risposta può essere direttamente restituita.

Significa questo che qualche sito perderà traffico? Google dice di no, ma nella realtà dei fatti in alcuni casi potrebbe accadere. Dipende anche da quanto Google deciderà di potenziare Knowledge Graph. Pochi giorni fa Larry Page ha pubblicamente dichiarato:  “Ricercare (sui motori di ricerca) non significa solo trovare cose; riguarda il compiere azioni. La gente non vuole 10 link diversi, vuole comprare un oggetto, prenotare un volo o sapere com’è il tempo.
Si tratta di frasi che non devono creare allarmismo ma devono comunque far riflettere; di prove che Mountain View non sia la sede di un’organizzazione caritatevole ce ne sono a volontà, e per quanto il Search Team possa essere animato dal buon proposito di rendere il web migliore c’è sempre una forte spinta al business dietro alle innovazioni di Google. Non passa inosservato infatti che ci sia ancora un favoritismo plateale nei confronti di Google+: cercare [Zuckemberg] e trovare il link al profilo G+, vuoto, invece che a quello di Facebook non è un’esperienza utente piacevole e non sembra molto sensato, per esempio, che cercando [LA Lakers] non ci sia un link verso il sito ufficiale mentre ci sia un link verso la pagina su G+.

A ben guardare i link nel Knowledge Panel sono quasi tutti verso proprietà Google, il che significa aumento di permanenza dell’utente sulle sue pagine e allungamento delle sessioni di ricerca (e maggiori possibilità di clic su annunci Adwords). Questo atteggiamento offre il fianco a nuove critiche per il pushing fastidioso di prodotti proprietari o l’esclusione consapevole di player scomodi come Facebook o Twitter da Search Plus Your World. Ma a Google alle critiche sono abituati e forti di una posizione di quasi monopolio continuano sulla loro strada.

Di certo è ipotizzabile che nel corso del tempo il Knowledge Graph cambierà diverse volte. Se l’esperienza di navigazione finale per l’utente sarà migliore o meno, staremo a vederlo.


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