Google Panda: c’è anche chi vince


A quasi un mese dall’introduzione di Google Panda in Italia, il fermento di chi con Google si confronta ogni giorno non si è certo acquietato. Ma alle mere speculazioni guardando cosa accaduto per le ricerche anglofone, si sono aggiunti adesso i numeri. Certo non inequivocabili, vista la scelta tempistica di Mountain View di estendere l’update a ridosso di ferragosto e quindi in un periodo in cui già si assiste a un calo di traffico fisiologico e dovuto a motivi stagionali. Ma i numeri ci sono, e con essi bisogna confrontarsi.
SearchMetrics, società tedesca che fin dai primi giorni post Panda ha tenuto d’occhio la visibilità su Google dei maggiori siti mondiali, ha pubblicato cifre relative anche al mercato italiano che hanno acceso un dibattito in gran parte sterile, imperniato principalmente sul chi abbia perso cosa e sul se i dati siano veritieri o meno.
In pochi, piuttosto che fare i conti della serva o inneggiare alla caduta di nanopublishers e aggregatori, si sono concentrati sul chi invece abbia tratto giovamento dall’introduzione di Panda. Perché, ovviamente, le posizioni perse dai portali retrocessi sono state occupate da altri. E se la tipologia di siti “vincitori” non è omogenea (si vedano Youtube e La Repubblica, per esempio), il trait – d’union c’è ed è l’elemento più significativo da considerare: la qualità, termine che riassume una vasta serie di attributi afferenti ad ambiti diversi (dall’impatto grafico all’usabilità, dalla profondità dei contenuti al coinvolgimento social che sono in grado di generare).
Accanto a big player del web, sono oggi tanti anche i siti medio/piccoli che hanno vista premiata la propria attenzione verso gli utenti e la centralità di questi ultimi nel proprio progetto. Non sedotti dalla semplicistica logica “tanti contenuti = tanta visibilità = tanti guadagni”, questi attori minori e a volte misconosciuti dal grande pubblico hanno proseguito su una strada con una chiara e semplice direzione: dare ai visitatori contenuti di valore. Consapevolmente o meno, si è rivelata una scelta premiante non solo per la fidelizzazione dell’utenza ma anche per l’esposizione nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, che di nuovi e originali contenuti sono affamati. Del resto, Google non ha certo introdotto Caffeine per indicizzare milioni di URL inutili, ma ha aumentato le proprie capacità di archiviazione di documenti per rendere disponibili agli utenti pagine che aggiungano qualcosa di nuovo a quanto già noto.
Se un tempo la ricetta “SEO on page + link popularity” poteva bastare, ora e in futuro nell’incidenza sul ranking saranno sempre più pesanti due fattori: Content e Metriche Sociali.
Ma rivelarsi una fonte di informazione unica e credibile è non solo requisito fondamentale per essere protagonista dell’era post Panda, ma anche soprattutto la migliore arma per restare immuni dai cambiamenti algoritmici. Perché una posizione user focused porrà sempre al riparo da sgradite sorprese, e quando arriverà un prossimo Black Sheep update, si potrà continuare a guardare dall’alto chi ha infelicemente optato per scorciatoie che non premiamo nel lungo periodo.


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Davide Torrisi
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